La biodiversità che sostiene l’agricoltura e la produzione alimentare è molto più ampia di quella che normalmente associamo alle specie coltivate o allevate.
Comprende varietà vegetali e razze animali, popolazioni selvatiche, organismi acquatici, alberi e altre specie forestali. Comprende, soprattutto, la diversità genetica presente all’interno di queste risorse: quella che permette agli organismi di adattarsi, resistere alle malattie e rispondere ai cambiamenti dell’ambiente.
Questa diversità costituisce una riserva biologica essenziale per la sicurezza alimentare. Allo stesso tempo, è minacciata dalla trasformazione degli habitat, dalla sostituzione delle varietà locali, dal cambiamento climatico, dall’inquinamento, dalle specie invasive, dalla diffusione di patogeni e dall’intensificazione di alcuni sistemi produttivi.
Per affrontare questi problemi, la Commissione sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura della FAO ha sviluppato una serie di Piani globali d’azione dedicati alla loro conservazione, utilizzazione sostenibile e sviluppo.
Che cosa sono i Piani globali d’azione
I Global Plans of Action sono documenti di indirizzo elaborati attraverso processi ai quali partecipano i diversi Paesi, sulla base di valutazioni, rapporti nazionali e discussioni intergovernative.
Non sono bandi di finanziamento e non costituiscono protocolli tecnici da applicare direttamente in laboratorio. Definiscono piuttosto priorità condivise e azioni attraverso le quali migliorare la conoscenza, la conservazione, il monitoraggio e l’utilizzazione sostenibile delle risorse genetiche.
I Piani sono pensati per orientare e stimolare le attività a livello locale, nazionale, regionale e internazionale, favorendo il coordinamento tra istituzioni, centri di ricerca, imprese, comunità locali e soggetti responsabili della gestione delle risorse biologiche.
La Commissione FAO, istituita nel 1983 e composta da oltre 170 Paesi, è l’unico organismo intergovernativo permanente dedicato specificamente alla biodiversità di interesse alimentare e agricolo. Oltre a elaborare i Piani, ne segue e valuta l’attuazione nel tempo.
Quattro grandi ambiti di intervento
Attualmente i Piani globali d’azione riguardano quattro principali categorie di risorse genetiche.
- Risorse genetiche vegetali
Comprendono le varietà coltivate, le varietà locali, le accessioni conservate nelle banche del germoplasma, i materiali impiegati nel miglioramento genetico, i parenti selvatici delle colture e le piante alimentari spontanee.
Il Piano richiama la necessità di censire e caratterizzare queste risorse, conservarle nei territori di origine e nelle collezioni ex situ, migliorarne la documentazione e facilitarne un’utilizzazione sostenibile.
- Risorse genetiche animali
Riguardano le razze e le popolazioni animali utilizzate per l’alimentazione e l’agricoltura. La perdita di una razza locale non comporta soltanto la scomparsa di un elemento del patrimonio rurale, ma anche di caratteristiche genetiche potenzialmente importanti, come l’adattamento a un territorio, la resistenza a determinate condizioni ambientali o la capacità di utilizzare risorse alimentari locali.
Il Piano promuove la caratterizzazione delle popolazioni, il monitoraggio delle tendenze e dei rischi, la conservazione e l’integrazione delle risorse genetiche nelle strategie di sviluppo zootecnico.
- Risorse genetiche acquatiche
In questo ambito rientrano le specie e le popolazioni utilizzate nella pesca e nell’acquacoltura, insieme ai loro parenti selvatici.
La gestione delle risorse acquatiche presenta difficoltà particolari: gli organismi possono essere difficili da osservare, le popolazioni possono distribuirsi su aree molto vaste e le attività di allevamento, ripopolamento o introduzione possono modificare gli equilibri genetici delle popolazioni naturali.
Il Piano individua tra le priorità il miglioramento della caratterizzazione, del monitoraggio e della gestione delle risorse acquatiche, nonché il rafforzamento dei sistemi informativi e delle capacità tecniche.
- Risorse genetiche forestali
Sono costituite dal materiale ereditabile presente negli alberi e nelle altre piante legnose di valore ambientale, economico, scientifico o sociale.
La loro diversità genetica è fondamentale per la capacità delle foreste di rispondere al cambiamento climatico, agli incendi, ai patogeni e agli eventi estremi. Il Piano forestale, aggiornato nella sua seconda edizione nel 2025, individua azioni dedicate alla disponibilità delle informazioni, alla conservazione in situ ed ex situ, alla produzione di materiale riproduttivo e alla gestione sostenibile delle risorse forestali.
Dalla conservazione alla conoscenza
Un elemento attraversa tutti e quattro i Piani: non è possibile gestire efficacemente una risorsa biologica se non sappiamo identificarla, caratterizzarla e seguirne l’evoluzione nel tempo.
La conservazione non consiste soltanto nel mantenere una banca di semi, proteggere un’area naturale o custodire una popolazione animale. Occorre conoscere quali risorse sono presenti, verificarne l’identità, documentarne le caratteristiche, rilevare eventuali cambiamenti e rendere le informazioni accessibili e confrontabili.
In questo percorso, le tecnologie basate sul DNA possono affiancare le competenze botaniche, zoologiche, ecologiche e agronomiche. DNA barcoding, metabarcoding, analisi del DNA ambientale, qPCR e digital PCR rispondono a domande differenti, ma condividono la possibilità di ricavare informazioni molecolari da campioni biologici e ambientali.
Non rappresentano una soluzione universale e non sostituiscono il lavoro sul campo. Possono però contribuire a confermare l’identità di un materiale, descrivere la composizione di una matrice complessa, cercare una specie specifica o monitorarne la presenza.
Una rubrica per capire che cosa può raccontare il DNA
Da queste considerazioni nasce la rubrica “Il DNA per le risorse genetiche del futuro”.
Nei prossimi articoli partiremo dalle priorità indicate dalla FAO per approfondire alcune applicazioni concrete delle tecnologie molecolari:
* perché conoscere e identificare la biodiversità è il primo passo per conservarla;
* quale contributo può offrire il DNA barcoding alla conoscenza delle risorse vegetali e delle collezioni;
* come l’eDNA può supportare lo studio e il monitoraggio degli ambienti acquatici;
* come una sequenza genetica diventa un dato affidabile e utilizzabile nelle decisioni.
L’obiettivo non sarà presentare il DNA come una risposta automatica a ogni problema, ma mostrare quali domande possono essere affrontate con le diverse tecnologie, quali informazioni possiamo ottenere e quali limiti devono essere considerati.
Perché tra il possesso di un campione, l’ottenimento di una sequenza e la produzione di un’informazione realmente utile esiste un percorso fatto di metodo, controlli, database, competenze e interpretazione.
Ed è proprio questo percorso che racconteremo nei prossimi articoli.
* [Commissione FAO sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura]
(https://www.fao.org/cgrfa/en)
* [Pagina generale dei Global Plans of Action]
(https://www.fao.org/cgrfa/policies/global-instruments/global-plans-of-action/en)
* [Piano globale d’azione per le risorse genetiche vegetali]
(https://openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/i2624e)
* [Piano globale d’azione per le risorse genetiche animali e Dichiarazione di Interlaken]
(https://openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/a1404e)
* [Piano globale d’azione per le risorse genetiche acquatiche]
(https://openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/cb9905en)
* [Piano globale d’azione per le risorse genetiche forestali – seconda edizione]
(https://openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/cd7509en)



