Dal 1980 il dottorato di ricerca costituisce in Italia il massimo livello di istruzione universitaria. Un titolo prestigioso che per lungo tempo è rimasto strettamente legato al mondo accademico ma che negli ultimi anni, grazie all’introduzione dei dottorati industriali, ha visto un’apertura verso le realtà aziendali.
Questa nuova e innovativa tipologia di dottorato si basa su convenzioni stipulate tra atenei e imprese, incentivando così una proficua collaborazione tra questi due mondi.
L’intervista di questo mese vede protagonista Alice Rossi, che ormai da qualche anno si occupa di gestire le attività in laboratorio relative ad alcuni dei servizi più consolidati di FEM2-Ambiente. Servizi nati dalla ricerca e che oggi riescono a rispondere in modo rapido e puntuale alle richieste e ai bisogni di diverse tipologie di clienti.
Di cosa ti occupi in FEM2-Ambiente?
Sono un’analista di laboratorio, nello specifico mi occupo dell’organizzazione e della gestione di due servizi, uno in ambito ambientale riguardante l’analisi chimico-fisica e microbiologica delle acque destinate al consumo umano, l’altro in ambito veterinario incentrato sulla diagnostica molecolare nel settore ornitologico. Essere analista di laboratorio significa seguire in prima linea l’intero iter di processamento di un campione, a partire dalla fase di accettazione fino all’invio dei risultati, essere in grado di utilizzare strumentazione e protocolli specifici a seconda del campione in esame, spesso sottostando a disposizioni previste dalla Legge. Lavoro principalmente al bancone, con camice bianco e guanti, ma a fine giornata mi siedo alla scrivania per elaborare i dati ottenuti. Sono affiancata da diversi stagisti, della cui formazione mi occupo personalmente, e collaboro sia con il reparto di comunicazione, per soddisfare eventuali richieste da parte dei clienti, che con la direzione scientifica, per stare al passo con le innovazioni in campo tecnologico.
Gli errori di etichettatura sono uno dei principali problemi che interessano il mercato ittico, non è infatti difficile imbattersi in notizie che trattano proprio di questo argomento.
L’indagine condotta dal quotidiano britannico The Guardian, ha preso in esame 44 studi nei quali sono stati esaminati, tramite analisi genetica, un totale di 9000 prodotti ittici. Di questi il 36% risulta etichettato in modo errato.
Poter valorizzare e trasferire i risultati della ricerca scientifica ottenuti dalle università e dai centri di ricerca è oggi un aspetto fondamentale e sempre più rilevante per rafforzare la competitività delle imprese e per lo sviluppo economico.
Cosa si intende per trasferimento tecnologico?
Il trasferimento tecnologico è un processo che mette in contatto il mondo accademico e quello industriale. Attraverso questa collaborazione le conoscenze e le tecnologie sviluppate dalla ricerca vengono consegnate alle imprese che le utilizzeranno per innovare e ottimizzare la loro attività. L’obiettivo del trasferimento tecnologico è inoltre quello di proteggere, promuovere, valorizzare, anche in termini economici, i risultati della ricerca scientifica.
Prosegue il nostro ciclo di interviste rivolte al nostro staff. È il turno di Valerio Mezzasalma, direttore scientifico di FEM2-Ambiente che ci racconta qualcosa di più sul suo ruolo e sul suo lavoro in azienda.
Qual è il tuo ruolo in FEM2-Ambiente?
In FEM2-Ambiente ricopro il ruolo di Responsabile Scientifico. Per una realtà come la nostra la mia posizione ha come obiettivo quello di coordinare le attività scientifiche alla base dei servizi che offriamo, dei progetti che ideiamo e ai quali partecipiamo, e del nostro comparto R&D, sempre pronto ad accogliere nuove sfide, ma anche a lanciarne di nuove.
I processi di innovazione costituiscono un elemento fondamentale per il vantaggio competitivo e il futuro delle imprese. Investire nella ricerca e sviluppo significa migliorare i prodotti offerti e i processi produttivi in risposta ai bisogni mutevoli della società e del mercato.
La strategia “Europa 2020” proposta nel 2010 dalla Commissione europea per incentivare una crescitaintelligente, cioè capace di investire nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione; sostenibile, attenta ai cambiamenti climatici e alle politiche energetiche; inclusiva, ovvero pronta a promuovere la coesione sociale e territoriale e a migliorare il mercato del lavoro, prevedeva un aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo fino al raggiungimento del 3% del Pil dell’UE.
La capacità di un’azienda di sapersi innovare è un aspetto rilevante per affrontare la competitività e favorire una crescita economica a lungo termine.
Nello scenario attuale, caratterizzato da un mercato dinamico e in continuo cambiamento, le imprese devono essere in grado di rispondere prontamente alle variazioni e alle sfide proposte a livello nazionale e internazionale.
Come ogni realtà aziendale Italiana, ma non solo, anche FEM2-Ambiente ha risentito fin da subito l’impatto della pandemia dovuta al Covid-19. La chiusura totale durante il primo lockdown ha messo a dura prova la nostra azienda che ha dovuto fin da subito rivedere e riorganizzare le proprie attività.
Grazie ad un team in grado di adattarsi ai cambiamenti, ad un mercato che ha saputo reagire e alle attività di ricerca e sviluppo che la nostra realtà porta avanti, la risposta di FEM2-Ambiente non ha tardato ad arrivare.
Iniziamo oggi una serie di interviste rivolte al nostro staff.
Partiamo con Fabrizio De Mattia, fondatore e amministratore di FEM2-Ambiente che ci spiega brevemente come è nata la nostra spin-off e le sfide affrontate nell’anno appena trascorso.
La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti, rivoluzionando radicalmente e repentinamente, nel bene e nel male, le nostre abitudini di vita, sociali e lavorative.
Uno dei cambiamenti positivi imposti da questo periodo storico particolare è rappresentato dagli interventi di digitalizzazione richiesti alle aziende, uno sforzo che ha permesso di compiere un salto in avanti di quasi dieci anni in questo campo.