La missione internazionale a Santiago Atitlàan

Grazie alla missione dei ricercatori dell’Università Bicocca è stato possibile apportare notevoli miglioramenti al sistema delle acque locali del lago e di quelle destinate al consumo umano. Una settimana durante la quale i ricercatori hanno incontrato la gente del posto, spiegando loro alcuni piccoli accorgimenti per inquinare meno. Inoltre, sono state trasferite conoscenze e metodologie sostenibili agli esperti del luogo.


Milano, 4 luglio 2011 - Un ferro da stiro per analizzare i batteri coliformi nell'acqua e un rivelatore di banconote false al posto di complesso e costoso sistema di analisi basato su lampade UV. Sono alcune delle idee avute dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca appena rientrati da una missione in Guatemala nell’ambito di un progetto di gestione ambientale e del rischio nel dipartimento di Sololà, una delle cittadine colpite dalla tempesta tropicale Agatha.

Massimo Labra, Maurizio Casiraghi e Andrea Galimberti dello ZooPlantLab del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, per una settimana, hanno studiato le caratteristiche e le criticità del lago Atitlàan, uno dei bacini idrici più ampi ed importanti del centro America.

   

I ricercatori hanno incontrato gli esperti del posto e, insieme, hanno studiato le soluzioni per contrastarne, praticamente a costo zero, l’inquinamento. Interventi necessari sia per preservare l’ecosistema e sia per tutelare la salute dei cittadini. Le acque del lago di Atitlàn, purtroppo contaminate da Escherichia coli (lo stesso batterio che nelle scorse settimane sarebbe stato individuato nei germogli di soia), finiscono infatti nelle case e sulle tavole degli abitanti dei paesi che si affacciano sul lago, con gravi conseguenze per la salute.

 

I ricercatori della Bicocca hanno analizzato la qualità chimica e microbiologica dell’acqua del lago attraverso l’utilizzo di Immediatest-Acqua, il kit fai-date brevettato dalla stessa università e altri sistemi semplici per l'analisi di batteri messi a punto presso lo spin-off FEM2 - Ambiente. I test hanno evidenziato un inquinamento microbiologico piuttosto consistente e in alcuni punti un eccesso di fosfati. Questi ultimi derivano prevalentemente dai detersivi che vengono impiegati direttamente nel lago per il lavaggio dei panni.

       

Insieme ad Africa 70, una ONG di cooperazione internazionale che coordina il progetto e che interviene in favore delle popolazioni del Sud del mondo, è stata quindi impostata un’attività di educazione ambientale per ridurre l’uso di detersivi inquinanti. «Gli abitanti del posto – spiega Massimo Labra, docente di Botanica Generale -, usano quantitativi anche dieci volte superiori a quelli suggeriti e già nel 2009 il lago ha subito un gravissimo fenomeno di eutrofizzazione con una improvvisa fioritura di ciano batteri tossici che hanno messo in pericolo l’approvvigionamento idrico di tutti i paesi che si affacciano sul lago. Abbiamo quindi incontrato le donne del posto, il gruppo delle Mujer, e abbiamo spiegato loro come lavare senza inquinare». Anche in questo caso il nostro kit ci ha permesso di far vedere in concreto come usare le giuste quantità di detersivo e che in alcuni casi si può pulire un panno anche con la sola acqua!"

 

Per quanto riguarda l’inquinamento microbiologico si è provveduto ad analizzare l’acqua nei punti di prelievo dell’acquedotto cittadino e, soprattutto, nelle cisterne da cui viene prelevata l’acqua per essere distribuita nelle abitazioni. Grazie ai test semplificati è stato possibile valutare l’efficienza della clorazione come elemento di disinfezione e quindi monitorare la qualità dell’acqua nelle diverse aree della cittadini. Nel municipio di Sololà, dove grazie al Progetto Emergenza "RAN Guatemala" coordinato dal Dr. Luigi Pierleoni della Cooperación Italiana, verrà implementato il sistema di idrico locale a partire dal punto di prelievo dell’acqua del lago sino  alla distribuzione, è stato possibile non solo identificare quale debba essere il punto migliore per inserire le nuove pompe ma anche identificare criticità nel sistema di distribuzione dell’acqua.
Insieme al Dipartimento de Acqua Municipale della Municipalità di San Lucas Tolimán è stata valutata la possibilità di inserire nuovi impianti di clorazione in punti strategici della rete per garantire l’eliminazione di batteri patogeni nelle acque potabili di quelle aree più lontane dal centro cittadino e in cui era stata evidenziata la crescita abnorme di coliformi. 

Un ulteriore elemento importante è rappresentato dalla scoperta che una pianta acquatica locale, nota come “Tul”, ha una notevole capacità di purificazione dell’acqua. Le analisi evidenziano come il "tul" sia una vera barriera verso i fosfati" dice Andrea Galimberti "oltre che avere un ruolo importante per mantenere la biodiversità e l'ecosistema del lago in equilibrio" . Africa 70 e le associazioni locali (es. ADECCAP) hanno quindi attivato un programma di incentivazione alla coltivazione di questa specie. «La missione ha permesso un vero e proprio trasferimento tecnologico delle metodiche – conclude Labra - Grazie ai semplici test e ai costi ridotti, oggi anche nelle piccole realtà locali del lago si possono eseguire analisi dell’acqua e implementare quindi il sistema idrico locale. Interviene Casiraghi, "E poi abbiamo lasciato loro delle piccole strumentazioni che permettono di abbattere i costi e i tempi delle analisi dell’acqua". Basti pensare che prima , gli operatori del posto, erano costretti ad andare a Città del Guatemala – 10 ore di viaggio in totale – e spendere circa 40 euro per dei semplici test microbiologici. Ora possono fare tutto nei loro laboratori, utilizzando semplici strumentazioni. Abbiamo dato loro, ad esempio, un ferro da stiro: servirà a sostituire la piastra termo riscaldante per le analisi dei batteri coliformi».

Un doveroso GRAZIE ai nostri ricercatori.

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