Nuova analisi SAnA piscina

La piscina, data la natura del suo utilizzo, è un ambiente dove si possono concentrare numerose sostanze o organismi pericolosi per la salute.

La legge richiede che i proprietari di piscine private ma soprattutto pubbliche, effettuino regolarmente l’analisi dell’acqua per verificarne la conformità alle caratteristiche stabilite dall’Accordo Stato – Regioni del 16/1/2003 (che ha recepito la norma standardizzata internazionale UNI 10637). Tale accordo definisce le caratteristiche strutturali e gestionali delle piscine, stabilendo i requisiti dell’acqua sia di immissione che di vasca e fissando la frequenza a cui tali analisi devono essere svolte. Per l’acqua di approvvigionamento si fa riferimento ai requisiti richiesti dalle norme vigenti in materia di acqua destinata all’uso umano (DL 31/2001).
A determinare una buona qualità delle acque di piscina concorrono vari fattori: qualità dell'acqua di approvvigionamento, efficienza degli impianti di filtrazione e disinfezione, affluenza dei bagnanti, entità dei cicli di rinnovo dell'acqua. Sono importanti accurati controlli che vanno svolti in vari punti del sistema idraulico: condotto di approvvigionamento della vasca, acque presenti in vasca, acque che vengono espulse dalla vasca dopo l’uso.

Da un punto di vista chimico i principali parametri da prendere in considerazione sono il cloro (sia nella forma libera che combinata), l’acido isocianurico e i nitrati.  
Questi parametri forniscono informazioni sul livello di disinfezione dell’acqua di piscina e sull’effettiva efficacia dei sistemi di pulizia e di trattamento della stessa.
Per la disinfezione delle acque di piscina vengono infatti comunemente aggiunti composti chimici contenenti cloro e acido isocianurico. Quest’ultimo, che viene inserito come  composto stabilizzante (il cloro risulta infatti facilmente attaccabile dai raggi UV) è effettivamente un prodotto altamente stabile che non viene attaccato da nessun agente chimico / fisico e che conseguentemente tende ad accumularsi nell’acqua: in elevate concentrazioni tende a far perdere di efficacia la disinfezione. Il risultato è un acqua di piscina ricca di alghe nonostante l’alto quantitativo di cloro presente.
La valutazione della quantità di nitrati è da monitorare in quanto forniscono l’indicazione relativa ad un’eventuale carica batterica eccessiva.
Da un punto di vista microbiologico i parametri principali sono i batteri indicatori di una possibile contaminazione fecale (coliformi totali, Escherichia coli, enterococchi) ed i batteri legati alla formazione di biofilm (Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus) che possono generare disturbi gastrointestinali e infezioni.

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Nuovi parametri opzionali SAnA: Staphylococcus aureus

Staphylococcus aureus è un batterio gram-positivo, di forma sferica che si aggrega in colonie dando origine ad ammassi batterici disposti in corte catenelle o a grappolo d’uva. Deve il suo nome alla colorazione che le sue colonie assumono in terreni solidi ed è il più virulento dei batteri appartenente al genere degli stafilococchi.
È un microrganismo molto resistente che vive nell’ambiente, anche in assenza di ossigeno, e fa comunemente parte della normale microflora batterica umana; è diffuso infatti sia negli animali a sangue caldo che nell’uomo che è spesso portatore sano di stafilococchi localizzati sulla cute e a livello nasofaringeo.
Acqua e cibi (in particolare insaccati, pollame e uova) possono favorirne la crescita soprattutto se conservati a temperatura inadeguata e possono venire contaminati da soggetti portatori, specialmente attraverso la manipolazione.
La presenza di Staphylococcus aureus nell’acqua destinata al consumo umano è considerata indicatore di inquinamento, soprattutto nell’acqua destinata a uso ricreazionale. Da sottolineare come il batterio sia in grado di sopravvivere a lungo e di riprodursi anche nei sistemi di distribuzione ed è resistente all’azione disinfettante del cloro.
Le manifestazioni cliniche variano a seconda del grado di penetrazione e della localizzazione del batterio: da infezioni cutanee con produzione di pus, a infezioni a livello della ghiandola mammaria o del polmone fino a patologie più gravi come endocarditi e meningiti. Esistono inoltre dei ceppi di questo batterio in grado di produrre un’enterotossina che può essere responsabile di gravi intossicazioni alimentari (gastroenteriti) dovute a contaminazione di cibo e acqua.

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